La Bellezza ci salverà

 La Bellezza ci salverà

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! … La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.
(Fëdor Dostoevskij)

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà e li si guiderebbe verso la curiosità e lo stupore.

Queste parole furono scritte da un giornalista, Peppino Impastato e mai come ora, viste le situazioni politiche nel mondo, le difficoltà di comunicazione tra le persone, la prepotenza della tecnologia e il suo conusmo smodato, suonano attuali e importanti.

Bello è qualcosa che attrae, che colpisce, che spinge a soffermare lo sguardo senza reprime un senso di meraviglia, addirittura di estasi.

Ai bambini d’oggi gli adulti non raccontano più le fiabe, non regalano più libri di fiabe, ma giochi elettronici o giochi di gomma derivati da qualche cartone animato;  questo non ha solo diminuito la forza della loro fantasia e la potenza della loro capacità immaginativa, ha anche inciso sulla loro gentilezza, perché la gentilezza è figlia del gusto di sognare.

Intendiamo, per gentilezza, non solo e non tanto il possesso delle buone maniere, ma la gentilezza dell’anima, cioè la nobiltà del sentire.

La stessa cosa è avvenuta con l’adolescenza e la prima giovinezza.

Gli adolescenti e i giovani di oggi hanno smesso di sognare: un certo gusto di sognare fa parte della natura umana e  sopprimerlo, in nome di un realismo disincantato e, spesso, alquanto brutale, non è indice di maggiore maturità o di più precoce assunzione di un punto di vista adulto, ma, al contrario, di una resa agli aspetti più crudamente materialistici dell’esistenza, di un nichilismo travestito da buon senso.

Per vivere nel senso pieno della parola, abbiamo bisogno di bellezza e di trasfigurare le cose in una luce di spiritualità e di poesia.

Abbiamo bisogno di riscoprire il valore dell’arte, il piacere delle relazioni, delle piccole cose, dello spettacolo della natura e di condividerlo, di renderlo esperienza collettiva.

Per Platone “la bellezza ha un’esistenza autonoma, distinta dal supporto fisico che accidentalmente la esprime; essa non è dunque vincolata a questo o quell’oggetto sensibile, ma risplende ovunque. Non è neanche un concetto esteriore (celebre era infatti la bruttezza esteriore di Socrate, che però risplendeva di bellezza interiore). Poiché il corpo è per Platone una caverna buia che imprigiona l’anima, la visione sensibile deve essere superata dalla visione intellettuale, che richiede l’apprendimento dell’arte dialettica, ossia della filosofia”.

Credo nel bello che unisce, non nel brutto che divide.

Sono convinta che stare in un cammino di apertura alle cose ed educare i nostri figli e le nuove generazioni ad esserlo, possano essere un buon inizio per riportare colore e calore a questa realtà, così spesso abbruttita dalle notizie in tv e dalla bassezza di certi comportamenti dell’uomo.

La bellezza salva, ne sono certi e il mio timone punta verso quella direzione.

Buon viaggio.